Bici assistite elettricamente per spostarsi liberamente da una stazione d’arrivo delle 4 teleferiche all’altra, a 2 mila metri
Tesserina magnetica sul lettore; sganciare la bicicletta; salire in sella e via. Nulla di strano per i sempre più numerosi utenti dei servizi di bike sharing in decine di città italiane e europee. Ma qui non ci sono tram e asfalto, smog e automobilisti pirata. Non ci sono perché siamo a 1980 metri di quota, alla stazione di arrivo della cabinovia Col Alt, in Alta Badia, Dolomiti altoatesine, e ad assistere alla scena ci sono le pareti verticali del Sassongher e del Sella, non quelle di banche e uffici. Sabato 7 luglio prenderà ufficialmente il via il primo servizio al mondo di bike sharing in quota e Repubblica.it ha potuto testarlo in anteprima proprio alla vigilia, mentre le ultime verifiche tecniche erano ancora in corso.
«Sì, siamo i primi. E pensi che l’idea mi è venuta… sul mare. Eravamo ad Amburgo, pioveva e dovevamo spostarci velocemente. Ho visto che le bici del bike sharing erano un mezzo molto comodo e… si è accesa la lampadina». Andy Varallo, figlio del campione di sci degli anni ’70, presidente del consorzio SkiCarosello – che possiede 29 tra gli impianti dell’Alta Badia – e vicepresidente del Dolomiti Superski è entusiasta e soddisfatto. «È un elemento nuovo per la nostra offerta turistica. Ci rivolgiamo anzitutto a chi cerca un modo comodo per spostarsi sul “nostro” altopiano e poi a chi vuole provare il gusto della pedalata in montagna, su percorsi facili e con l’ausilio del motore elettrico». Sì, perché le biciclette sono elettriche, cioè dotate di un motorino che “assiste” la pedalata e il cambio a sei rapporti.
Ma come funziona il servizio e cosa ha di innovativo rispetto ai tradizionali noleggi (in zona è raccomandato dolomitebiking.com)? Anzitutto il mezzo lo si ritira in quota e non a valle. L’altopiano dell’Alta Badia è raggiunto da quattro impianti (Piz Sorega, Piz la Villa, Col Alt e Pralongià) che partono rispettivamente da San Cassiano, La Villa, Corvara e dal passo di Campolongo.
Bici assistite elettricamente per spostarsi liberamente da una stazione d’arrivo delle 4 teleferiche all’altra, a 2 mila metri
Tesserina magnetica sul lettore; sganciare la bicicletta; salire in sella e via. Nulla di strano per i sempre più numerosi utenti dei servizi di bike sharing in decine di città italiane e europee. Ma qui non ci sono tram e asfalto, smog e automobilisti pirata. Non ci sono perché siamo a 1980 metri di quota, alla stazione di arrivo della cabinovia Col Alt, in Alta Badia, Dolomiti altoatesine, e ad assistere alla scena ci sono le pareti verticali del Sassongher e del Sella, non quelle di banche e uffici. Sabato 7 luglio prenderà ufficialmente il via il primo servizio al mondo di bike sharing in quota e Repubblica.it ha potuto testarlo in anteprima proprio alla vigilia, mentre le ultime verifiche tecniche erano ancora in corso.
«Sì, siamo i primi. E pensi che l’idea mi è venuta… sul mare. Eravamo ad Amburgo, pioveva e dovevamo spostarci velocemente. Ho visto che le bici del bike sharing erano un mezzo molto comodo e… si è accesa la lampadina». Andy Varallo, figlio del campione di sci degli anni ’70, presidente del consorzio SkiCarosello – che possiede 29 tra gli impianti dell’Alta Badia – e vicepresidente del Dolomiti Superski è entusiasta e soddisfatto. «È un elemento nuovo per la nostra offerta turistica. Ci rivolgiamo anzitutto a chi cerca un modo comodo per spostarsi sul “nostro” altopiano e poi a chi vuole provare il gusto della pedalata in montagna, su percorsi facili e con l’ausilio del motore elettrico». Sì, perché le biciclette sono elettriche, cioè dotate di un motorino che “assiste” la pedalata e il cambio a sei rapporti.
Ma come funziona il servizio e cosa ha di innovativo rispetto ai tradizionali noleggi (in zona è raccomandato dolomitebiking.com)? Anzitutto il mezzo lo si ritira in quota e non a valle. L’altopiano dell’Alta Badia è raggiunto da quattro impianti (Piz Sorega, Piz la Villa, Col Alt e Pralongià) che partono rispettivamente da San Cassiano, La Villa, Corvara e dal passo di Campolongo.
Tesserina magnetica sul lettore; sganciare la bicicletta; salire in sella e via. Nulla di strano per i sempre più numerosi utenti dei servizi di bike sharing in decine di città italiane e europee. Ma qui non ci sono tram e asfalto, smog e automobilisti pirata. Non ci sono perché siamo a 1980 metri di quota, alla stazione di arrivo della cabinovia Col Alt, in Alta Badia, Dolomiti altoatesine, e ad assistere alla scena ci sono le pareti verticali del Sassongher e del Sella, non quelle di banche e uffici. Sabato 7 luglio prenderà ufficialmente il via il primo servizio al mondo di bike sharing in quota e Repubblica.it ha potuto testarlo in anteprima proprio alla vigilia, mentre le ultime verifiche tecniche erano ancora in corso.
«Sì, siamo i primi. E pensi che l’idea mi è venuta… sul mare. Eravamo ad Amburgo, pioveva e dovevamo spostarci velocemente. Ho visto che le bici del bike sharing erano un mezzo molto comodo e… si è accesa la lampadina». Andy Varallo, figlio del campione di sci degli anni ’70, presidente del consorzio SkiCarosello – che possiede 29 tra gli impianti dell’Alta Badia – e vicepresidente del Dolomiti Superski è entusiasta e soddisfatto. «È un elemento nuovo per la nostra offerta turistica. Ci rivolgiamo anzitutto a chi cerca un modo comodo per spostarsi sul “nostro” altopiano e poi a chi vuole provare il gusto della pedalata in montagna, su percorsi facili e con l’ausilio del motore elettrico». Sì, perché le biciclette sono elettriche, cioè dotate di un motorino che “assiste” la pedalata e il cambio a sei rapporti.
Ma come funziona il servizio e cosa ha di innovativo rispetto ai tradizionali noleggi (in zona è raccomandato dolomitebiking.com)? Anzitutto il mezzo lo si ritira in quota e non a valle. L’altopiano dell’Alta Badia è raggiunto da quattro impianti (Piz Sorega, Piz la Villa, Col Alt e Pralongià) che partono rispettivamente da San Cassiano, La Villa, Corvara e dal passo di Campolongo.
Si sale con uno degli impianti (in estate sono in tutto 13 quelli funzionanti nel comprensorio, integrati nel pacchetto Dolomiti SuperSummer) e in ciascuna stazione di arrivo è presente una rastrelliera con quattro vistose bici elettriche gialle. Ci si rivolge all’addetto che, acquisito il documento di identità e inseriti i dati in un server, rilascia una card magnetica e vi consegna un casco (noleggio compreso nel prezzo). A questo punto avete di fronte le elevazioni ondulate tra boschi e prati percorse da decine di km di sterrate manutenute alla perfezione, sempre tra i 1900 e i 2000 metri di quota, e dovete solo decidere il tempo da dedicare alla gita…
Comode e robuste con un cambio a 8 rapporti, le biciclette restano delle biciclette anche se dotate di motorino elettrico. Che manderà in solluchero chi è avvezzo alla mountain bike ma che non deve illudere chi di bici non fosse pratico e si fosse illuso di procedere senza faticare. Il mezzo si rivela comunque alla portata di tutti. Consigli? La partenza da Col Alt è una discesa molto ripida ma i non esperti e più insicuri possono tranquillamente procedere a mano per un centinaio di metri; non lasciarsi mai prendere dalla velocità in discesa; impratichirsi con le doti del motorino elettrico prima di affrontare una salita vera; non sentirsi umiliati se sui muri più ripidi (sempre brevissimi) si deve scendere e spingere. Dopodichè il bike sharing ha tutte le carte in regola per diventare un must in una delle zone più belle delle Dolomiti che già presenta un’offerta assai vasta di proposte e servizi…
Ma torniamo al bike sharing visto che il nostro giro volge alla conclusione. Nelle quattro stazioni in quota è bene sapere che sono a disposizione altrettanti spogliatoi gratuiti che contribuiscono a fare di quest’area una sorta di palestra a cielo aperto. E per chi, nonostante tutto, fosse in grave difficoltà o fosse vittima di un guasto della bici elettrica, sarà disponibile un numero verde di emergenza.
Si sale con uno degli impianti (in estate sono in tutto 13 quelli funzionanti nel comprensorio, integrati nel pacchetto Dolomiti SuperSummer) e in ciascuna stazione di arrivo è presente una rastrelliera con quattro vistose bici elettriche gialle. Ci si rivolge all’addetto che, acquisito il documento di identità e inseriti i dati in un server, rilascia una card magnetica e vi consegna un casco (noleggio compreso nel prezzo). A questo punto avete di fronte le elevazioni ondulate tra boschi e prati percorse da decine di km di sterrate manutenute alla perfezione, sempre tra i 1900 e i 2000 metri di quota, e dovete solo decidere il tempo da dedicare alla gita…
Comode e robuste con un cambio a 8 rapporti, le biciclette restano delle biciclette anche se dotate di motorino elettrico. Che manderà in solluchero chi è avvezzo alla mountain bike ma che non deve illudere chi di bici non fosse pratico e si fosse illuso di procedere senza faticare. Il mezzo si rivela comunque alla portata di tutti. Consigli? La partenza da Col Alt è una discesa molto ripida ma i non esperti e più insicuri possono tranquillamente procedere a mano per un centinaio di metri; non lasciarsi mai prendere dalla velocità in discesa; impratichirsi con le doti del motorino elettrico prima di affrontare una salita vera; non sentirsi umiliati se sui muri più ripidi (sempre brevissimi) si deve scendere e spingere. Dopodichè il bike sharing ha tutte le carte in regola per diventare un must in una delle zone più belle delle Dolomiti che già presenta un’offerta assai vasta di proposte e servizi…
Ma torniamo al bike sharing visto che il nostro giro volge alla conclusione. Nelle quattro stazioni in quota è bene sapere che sono a disposizione altrettanti spogliatoi gratuiti che contribuiscono a fare di quest’area una sorta di palestra a cielo aperto. E per chi, nonostante tutto, fosse in grave difficoltà o fosse vittima di un guasto della bici elettrica, sarà disponibile un numero verde di emergenza.