Intervista Speciale al CEO di Generale Sistemi sul sistema In-Presa. Un articolo descrittivo della storia e delle prospettive di un brand diventato punto di riferimento del mercato dei sistemi di VE-Recharge

Intervista Speciale al CEO di Generale Sistemi sul sistema In-Presa. Un articolo descrittivo della storia e delle prospettive di un brand diventato punto di riferimento del mercato dei sistemi di VE-Recharge

Intervista Speciale al CEO di Generale Sistemi sul sistema In-Presa. Un articolo descrittivo della storia e delle prospettive di un brand diventato punto di riferimento del mercato dei sistemi di VE-Recharge

Abbiamo parlato del futuro dei sistemi di ricarica con Adolfo Deltodesco, titolare di In-presa, azienda toscana che nel 2007 è entrata a pieno titolo nel mercato dei veicoli elettrici, avviando importanti progetti, quali il Car Sharing Ci.Ro a Napoli, la ricarica per la flotta taxi a Roma e tante altre importanti iniziative.

• Lara Morandotti

Dott. Deltodesco, prima domanda di rito. Come e perché è nato il progetto In-Presa? 
Ci ha spinto la voglia di trovare una soluzione unica ed innovativa che risolvesse problemi di ricarica per tutti i veicoli elettrici, dalle bici alle auto. A seguito della diffusione di colonnine di ricarica per veicoli elettrici nella città di Firenze, ci siamo accorti che non c’era nessuno standard ed abbiamo così avviato un’analisi critica sul tipo di network da attivare. Creare prese intelligenti con le nostre schede elettroniche e software per poter identificare l’accesso all’infrastruttura è diventato l’obiettivo del progetto. Una previsione lungimirante se pensiamo che In-Presa nasce già nel 2007 in tempi quindi non sospetti rispetto alla visibilità di cui gode attualmente questo settore.

Può illustrarci di cosa si tratta? 
In-Presa è, in estrema sintesi, un sistema di riconoscimento e ricarica dei veicoli elettrici a 2e 4 ruote, fornito attraverso la singola scheda di controllo OEM o attraverso il sistema completo per la ricarica su colonnine, quadri o barre. Come innovazione, vantiamo inoltre il brevetto del tag nella spina RFID e del lettore nella presa.

Abbiamo parlato del futuro dei sistemi di ricarica con Adolfo Deltodesco, titolare di In-presa, azienda toscana che nel 2007 è entrata a pieno titolo nel mercato dei veicoli elettrici, avviando importanti progetti, quali il Car Sharing Ci.Ro a Napoli, la ricarica per la flotta taxi a Roma e tante altre importanti iniziative.

• Lara Morandotti

Dott. Deltodesco, prima domanda di rito. Come e perché è nato il progetto In-Presa? 
Ci ha spinto la voglia di trovare una soluzione unica ed innovativa che risolvesse problemi di ricarica per tutti i veicoli elettrici, dalle bici alle auto. A seguito della diffusione di colonnine di ricarica per veicoli elettrici nella città di Firenze, ci siamo accorti che non c’era nessuno standard ed abbiamo così avviato un’analisi critica sul tipo di network da attivare. Creare prese intelligenti con le nostre schede elettroniche e software per poter identificare l’accesso all’infrastruttura è diventato l’obiettivo del progetto. Una previsione lungimirante se pensiamo che In-Presa nasce già nel 2007 in tempi quindi non sospetti rispetto alla visibilità di cui gode attualmente questo settore.

Può illustrarci di cosa si tratta? 
In-Presa è, in estrema sintesi, un sistema di riconoscimento e ricarica dei veicoli elettrici a 2e 4 ruote, fornito attraverso la singola scheda di controllo OEM o attraverso il sistema completo per la ricarica su colonnine, quadri o barre. Come innovazione, vantiamo inoltre il brevetto del tag nella spina RFID e del lettore nella presa.

Abbiamo parlato del futuro dei sistemi di ricarica con Adolfo Deltodesco, titolare di In-presa, azienda toscana che nel 2007 è entrata a pieno titolo nel mercato dei veicoli elettrici, avviando importanti progetti, quali il Car Sharing Ci.Ro a Napoli, la ricarica per la flotta taxi a Roma e tante altre importanti iniziative.

• Lara Morandotti

Dott. Deltodesco, prima domanda di rito. Come e perché è nato il progetto In-Presa? 
Ci ha spinto la voglia di trovare una soluzione unica ed innovativa che risolvesse problemi di ricarica per tutti i veicoli elettrici, dalle bici alle auto. A seguito della diffusione di colonnine di ricarica per veicoli elettrici nella città di Firenze, ci siamo accorti che non c’era nessuno standard ed abbiamo così avviato un’analisi critica sul tipo di network da attivare. Creare prese intelligenti con le nostre schede elettroniche e software per poter identificare l’accesso all’infrastruttura è diventato l’obiettivo del progetto. Una previsione lungimirante se pensiamo che In-Presa nasce già nel 2007 in tempi quindi non sospetti rispetto alla visibilità di cui gode attualmente questo settore.

Può illustrarci di cosa si tratta? 
In-Presa è, in estrema sintesi, un sistema di riconoscimento e ricarica dei veicoli elettrici a 2e 4 ruote, fornito attraverso la singola scheda di controllo OEM o attraverso il sistema completo per la ricarica su colonnine, quadri o barre. Come innovazione, vantiamo inoltre il brevetto del tag nella spina RFID e del lettore nella presa.

Come vi collocate sul mercato? 
Attualmente figuriamo soprattutto come i fornitori tecnologici delle maggiori aziende che producono colonnine di ricarica, tra cui Scame, ABB, Bosch, Siemens, Repower e Giulio Barbieri. Con tali player contiamo sul mercato più di 2 mila punti di ricarica dotati al loro interno della nostra scheda e del nostro controllore, dalla semplice ricarica in area privata al network di postazioni connesse in smart grid. Possediamo inoltre una serie di prodotti e servizi a marchio In-Presa dedicati per bike sharing, car sharing, gestione flotte e ricarica nei parcheggi, dalle pensiline ad isola con barre di ricarica ai Wallbox. Inoltre, tra i pochi in Italia, progettiamo sistemi custom per le aziende interessate a creare propri servizi e prodotti per il settore Green. Posso inoltre anticipare che stiamo costituendo un’importante rete di imprese che si collocherà come un attore di rilievo a livello nazionale, e crediamo europeo, per l’offerta di sistemi di ricarica integrati. Un elemento cruciale non è proprio la gestione delle colonnine in un’ottica di smart grid? Assolutamente sì. Basta pensare a come potrebbe essere vantaggioso l’utilizzo intelligente delle infrastrutture di ricarica in ambienti in cui c’è necessità di corrente elettrica da parte di più persone, come i campeggi ed i porti. Il controllo in rete, attraverso uno specifico software all’interno delle prese intelligenti, serve inoltre a gestire e limitare l’assorbimento della corrente, in un’ottica di power management. Ma smart grid non significa installazione selvaggia di colonnine.

Non vede quindi nei prossimi anni città piene di infrastrutture? 
Dotare le città di punti di ricarica è corretto, ma dotarle di colonnine non lo è. A livello economico è un fallimento, una colonnina di ricarica fattura circa 3 euro al giorno, mentre la sua installazione costa dai 5 ai 7 mila euro ed è costantemente alla mercé del vandalismo. In visione di un aumento di veicoli elettrici, ci vorrebbero tante colonnine quanti pali della luce e non è sensato. Quindi non vedo in alcun modo il futuro delle infrastrutture di ricarica perle strade, ma nei parcheggi, nei punti di interscambio e a casa. Uno degli obbiettivi che da subito ci siamo dati con In-Presa è quello di progettare sistemi che abbiano come scopo la sostenibilità economica degli investimenti. Molte delle soluzioni che oggi vengono adottate ad esempio dalle amministrazioni sono purtroppo guidate da logiche diverse, spesso in buona fede certo, ma ancora più spesso fallimentari.

Sembra interessante la possibilità offerta dai parcheggi di interscambio… 
Esatto. L’ultimo miglio acquisisce un ruolo molto importante nel definire le necessità di ricarica, soprattutto nelle aree urbane in cui sono mediamente 8 i km percorsi ogni giorno a persona per gli spostamenti. Si pensi a come sarebbe utile disporre di infrastrutture di ricarica nei parcheggi di interscambio, il link che potrebbe unire il percorso da casa alla stazione, ad esempio. La ricarica potrebbe essere regolata attraverso il ritiro di un ticket con codice a barre che la attiva e successivamente il nostro software trasferirebbe alla cassa l’importo dell’addebito. Il core business di Generale Sistemi è da sempre nei parcheggi, quindi conosciamo bene cosa significhi integrare queste realtà con le nuove esigenze di mobilità. Certo questo richiede di coinvolgere più attori del semplice ufficio ambiente di un’amministrazione ma i risultati in termini di successo sono esponenzialmente maggiori.

Sembra una soluzione particolarmente adatta anche per le biciclette… 
Proprio così. In qualsiasi stazione si vedono biciclette attaccate ai pali, pensiamo a come potrebbe essere strategico costruire delle “solarbike station”, alimentate magari da fotovoltaico, dove ricoverare, ricaricare ed anche aggiustare le biciclette, implementando una sorta di atelier della bicicletta. Si creerebbero così posti di lavoro a costo zero.

Come giungere alla realizzazione di questo sogno?
Cerchiamo partner finanziari e, dopo aver individuato l’area più opportuna, la chiediamo in concessione per 30 anni alle istituzioni pubbliche. Sviluppare questo modello di business incentiva concretamente la mobilità sostenibile e quindi permettere anche alle amministrazioni comunali di contribuire al raggiungimento degli obiettivi comunitari contro l’inquinamento. Uso il presente non a caso perché non si tratta di un sogno, siamo stati tra i primi ad esportare questo concetto in Italia e proprio adesso già diversi cantieri con queste soluzioni sono in fase di completamento.

Una stima di fattibilità? 
Ogni struttura da 500 posti bici comporterà un investimento di 300mila euro, con leasing di 2mila euro al mese ed una redditività valutata in 10-20mila euro al mese. Contiamo nel giro di 2 anni di creare dalle 20 alle 50 strutture di bike station.

Ci sono progetti che vedono già il vostro contributo? 
Tra i molti ci piace segnalare il Car Sharing Ci.Ro a Napoli, la ricarica per la flotta taxi a Roma, il bike sharing più alto d’Europa che collega i rifugi delle Dolomiti, stiamo installando con ABB colonnine nella città di Padova e stiamo supportando il comune di Lucca nel progetto Autostrada ciclabile lungo la via Francigena.

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Come vi collocate sul mercato? 
Attualmente figuriamo soprattutto come i fornitori tecnologici delle maggiori aziende che producono colonnine di ricarica, tra cui Scame, ABB, Bosch, Siemens, Repower e Giulio Barbieri. Con tali player contiamo sul mercato più di 2 mila punti di ricarica dotati al loro interno della nostra scheda e del nostro controllore, dalla semplice ricarica in area privata al network di postazioni connesse in smart grid. Possediamo inoltre una serie di prodotti e servizi a marchio In-Presa dedicati per bike sharing, car sharing, gestione flotte e ricarica nei parcheggi, dalle pensiline ad isola con barre di ricarica ai Wallbox. Inoltre, tra i pochi in Italia, progettiamo sistemi custom per le aziende interessate a creare propri servizi e prodotti per il settore Green. Posso inoltre anticipare che stiamo costituendo un’importante rete di imprese che si collocherà come un attore di rilievo a livello nazionale, e crediamo europeo, per l’offerta di sistemi di ricarica integrati. Un elemento cruciale non è proprio la gestione delle colonnine in un’ottica di smart grid? Assolutamente sì. Basta pensare a come potrebbe essere vantaggioso l’utilizzo intelligente delle infrastrutture di ricarica in ambienti in cui c’è necessità di corrente elettrica da parte di più persone, come i campeggi ed i porti. Il controllo in rete, attraverso uno specifico software all’interno delle prese intelligenti, serve inoltre a gestire e limitare l’assorbimento della corrente, in un’ottica di power management. Ma smart grid non significa installazione selvaggia di colonnine.

Non vede quindi nei prossimi anni città piene di infrastrutture? 
Dotare le città di punti di ricarica è corretto, ma dotarle di colonnine non lo è. A livello economico è un fallimento, una colonnina di ricarica fattura circa 3 euro al giorno, mentre la sua installazione costa dai 5 ai 7 mila euro ed è costantemente alla mercé del vandalismo. In visione di un aumento di veicoli elettrici, ci vorrebbero tante colonnine quanti pali della luce e non è sensato. Quindi non vedo in alcun modo il futuro delle infrastrutture di ricarica perle strade, ma nei parcheggi, nei punti di interscambio e a casa. Uno degli obbiettivi che da subito ci siamo dati con In-Presa è quello di progettare sistemi che abbiano come scopo la sostenibilità economica degli investimenti. Molte delle soluzioni che oggi vengono adottate ad esempio dalle amministrazioni sono purtroppo guidate da logiche diverse, spesso in buona fede certo, ma ancora più spesso fallimentari.

Sembra interessante la possibilità offerta dai parcheggi di interscambio… 
Esatto. L’ultimo miglio acquisisce un ruolo molto importante nel definire le necessità di ricarica, soprattutto nelle aree urbane in cui sono mediamente 8 i km percorsi ogni giorno a persona per gli spostamenti. Si pensi a come sarebbe utile disporre di infrastrutture di ricarica nei parcheggi di interscambio, il link che potrebbe unire il percorso da casa alla stazione, ad esempio. La ricarica potrebbe essere regolata attraverso il ritiro di un ticket con codice a barre che la attiva e successivamente il nostro software trasferirebbe alla cassa l’importo dell’addebito. Il core business di Generale Sistemi è da sempre nei parcheggi, quindi conosciamo bene cosa significhi integrare queste realtà con le nuove esigenze di mobilità. Certo questo richiede di coinvolgere più attori del semplice ufficio ambiente di un’amministrazione ma i risultati in termini di successo sono esponenzialmente maggiori.

Sembra una soluzione particolarmente adatta anche per le biciclette… 
Proprio così. In qualsiasi stazione si vedono biciclette attaccate ai pali, pensiamo a come potrebbe essere strategico costruire delle “solarbike station”, alimentate magari da fotovoltaico, dove ricoverare, ricaricare ed anche aggiustare le biciclette, implementando una sorta di atelier della bicicletta. Si creerebbero così posti di lavoro a costo zero.

Come giungere alla realizzazione di questo sogno?
Cerchiamo partner finanziari e, dopo aver individuato l’area più opportuna, la chiediamo in concessione per 30 anni alle istituzioni pubbliche. Sviluppare questo modello di business incentiva concretamente la mobilità sostenibile e quindi permettere anche alle amministrazioni comunali di contribuire al raggiungimento degli obiettivi comunitari contro l’inquinamento. Uso il presente non a caso perché non si tratta di un sogno, siamo stati tra i primi ad esportare questo concetto in Italia e proprio adesso già diversi cantieri con queste soluzioni sono in fase di completamento.

Una stima di fattibilità? 
Ogni struttura da 500 posti bici comporterà un investimento di 300mila euro, con leasing di 2mila euro al mese ed una redditività valutata in 10-20mila euro al mese. Contiamo nel giro di 2 anni di creare dalle 20 alle 50 strutture di bike station.

Ci sono progetti che vedono già il vostro contributo? 
Tra i molti ci piace segnalare il Car Sharing Ci.Ro a Napoli, la ricarica per la flotta taxi a Roma, il bike sharing più alto d’Europa che collega i rifugi delle Dolomiti, stiamo installando con ABB colonnine nella città di Padova e stiamo supportando il comune di Lucca nel progetto Autostrada ciclabile lungo la via Francigena.

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